B i b l i o t e c a   P a r r o c c h i a l e   “ d o n   L u i g i   N e g r i ”   -   R o s a t e

 

M O S T R A   D I   P I T T U R A


 

     

 


BRUNO AGOLINI

sabato 4 novembre 2006, ore 16,30

 

da sabato 4 a domenica 12 novembre 2006

dalle ore 15.00 alle ore 19.00

 

Viale Rimembranze, 30 - Rosate (Mi)

 

 

 

«ARTIGIANO DEI SOGNI»

 

Dal 4 al 12 novembre, a Rosate,

presso la biblioteca “don Luigi Negri”,

“tra parentesi trasparenti”,

la personale dell’artista napoletano

Bruno Agolini

 

State in campana, prego. E non dite poi che non vi avevamo avvertito. Reduce (come suol dirsi) dal successo della recente mostra personale presso la rinomata galleria napoletana d’arte Picagallery, sta infatti per approdare anche ai nostri lidi abbiatensi l’artista anglo-franco-partenopeo (be’, non necessariamente in questo ordine) Bruno Agolini, con un’esposizione che si terrà, nella prima decade di novembre, all’interno della accogliente cornice della biblioteca “don Luigi Negri” di Rosate.

Parlare bene del lavoro di questo artista (perché parlarne male ci sembra davvero difficile) è quasi inutile: basta aver visto una sola delle sue opere per rimanerne intrigati, catturati, coinvolti. E aver poi voglia di vederne un’altra, e un’altra, e un’altra ancora. Non vi fidate? Provare per credere: andate a vedere la mostra e non ve ne pentirete. Siamo pronti a scommetterci.

Ma se proprio dovessimo dire qualcosa,  tra le tante considerazioni che le immagini dell’Agolini sollecitano, ci verrebbe da dire: andate a vedere i suoi racconti. Sì, racconti. Ognuna delle tavole di questo artista, infatti, ogni sua illustrazione (così si sarebbe tentati di dire, se non fosse che in realtà si tratta di immagini che non illustrano un bel  niente, all’infuori di se stesse e dell’universo onirico e visionario dell’autore), ogni sua tavola – dicevamo – è una sorta di “pannello istoriato”. È una tappa o un exemplum di un unico e ininterrotto poema narrativo, che si sviluppa, o meglio, si declina nel tempo attraverso le varie composizioni dell’Agolini.

Narrazioni, dunque. Ma dovremmo poi subito soggiungere (affinché la formula sia calzante) narrazioni sincroniche o, se preferite, narrazioni simultanee. Si tratta infatti di racconti paradossali: senza un prima né un dopo; se non quelli che il riguardante decide liberamente di eleggere come punti di partenza e di arrivo, ritagliandosi tra questi due estremi il proprio sentiero narrativo. Non possiamo inoltre neanche sottacere (è del resto cosa evidente) che si tratti di racconti a dir poco bizzarri, strampalati. I disegni dell’artista sono infatti affollati di personaggi (umani, animali, disumani…), di oggetti (spesso “banali” e “quotidiani”), di paesaggi, di ambienti, di architetture. Ma c’è, soprattutto, che tali elementi vengono posti tra loro in relazioni formali e di significato per nulla logiche o realistiche o plausibili, bensì generalmente sorprendenti e, alla luce apparente del buon senso, senz’altro arbitrarie.

La tecnica stilistica con cui tale risultato è ottenuto è quella della metamorfosi, per la quale moltissimi “oggetti” diventano sul foglio insensibilmente altro da sé, altra cosa. Ed ecco un pavimento tramutarsi in men che non si dica nel soffitto di un mondo improvvisamente ribaltato; oppure il fondo cupo d’un fiume trasformarsi d’emblée in un abisso celeste costellato di pianeti. E via di questo passo (gli esempi potrebbero essere numerosissimi). Tutte cose, in una parola, che è impossibile sperimentare nella realtà “reale”. Cose del genere, in effetti, possono verificarsi solo nel mondo dei sogni. Appunto. Anche i sogni, d’altro canto, fanno parte della realtà. Non è cosa reale, infatti, che ciascuno di noi sogna? Chi è senza sogno, scagli la prima pietra. Ed eccoci al dunque: questi dell’Agolini sono proprio dei sogni, anche se sono sogni fatti ad occhi aperti, in stato di veglia. Ora, ciascuno di noi sa bene che nel mondo (reale) dei sogni, gli “oggetti” non intrattengono più tra loro i rapporti e i legami logici, scontati e “rozzi”, dell’altro mondo, quello cosiddetto reale. Ad esempio, nessuno ignora che un ombrello serva a ripararsi dalla pioggia o, tutt’al più, dal sole. Lo sa pure un bambino. Ma i bambini sanno anche bene che nel mondo dei sogni e della fantasia (diremmo noi nel mondo delle relazioni simboliche) un ombrello può essere al tempo stesso una medusa ammaliatrice, un inquietante pipistrello, un salvifico paracadute e persino un fiore. Eccetera eccetera. Sennonché, il mondo delle relazioni simboliche (quello per il quale nessun “oggetto” ci è emotivamente indifferente) è precisamente il mondo reale in cui siamo immersi fino al collo ogni santo (o maledetto) giorno della nostra esistenza. È questo genere di peripezie spirituali che l’artista Agolini “racconta” nei suoi disegni. E lo fa con occhio limpido, sguardo cristallino e mano ferma. Sicché i suoi sogni, o i suoi incubi (che sono poi anche i nostri), ironicamente messi in scena, vengono da una parte rappresentati secondo un procedimento di stilizzazione e semplificazione dei contorni e del cromatismo (come fossero favole), ma dall’altra prendono forma da uno scrupolo quasi maniacale – da antico miniaturista – per l’esattezza certosina nella resa dei particolari, nonché da un rigore quasi scientifico nella realizzazione di prospettive e volumi. Considerazioni, queste ultime, che, aggiunte alle precedenti, ci autorizzano a parlare – così almeno ci sembra – del nostro artista come di un artigiano dei sogni.

IVO ZÙNICA

 

 

CENNI   BIOGRAFICI

 

Bruno Agolini nasce a Kilmarnock, in Scozia, nel 1954, da padre inglese (ma di origini toscane) e madre napoletana. Nella prima infanzia  si trasferisce con la famiglia a Napoli (1959), dove trascorrerà tutta la giovinezza, fino al 1986, quando si unisce in matrimonio con una ragazza francese (da cui peraltro si separerà definitivamente nel 1997) e si trasferisce in Alta Savoia, dove tuttora risiede, pur essendosi recentemente rilanciato sul mercato italiano con due mostre personali, l’una a Ferrara e l’altra, lo scorso settembre, nella sua Napoli.

Già questi dati biografici minimi ci dicono di una formazione aperta e influenzata da culture diverse, come peraltro suggerisce il fatto stesso che l’autore abbia la piena padronanza oltre che della lingua italiana (nella quale è oltretutto ottimo e sobrio prosatore), anche della lingua inglese (che si è sempre parlata nella sua famiglia d’origine) e di quella francese (appresa nel corso della ventennale permanenza oltralpe).

La vocazione artistica risale all’adolescenza, e si esplica, nel tempo, lungo due direttrici parallele: il disegno e la musica. In questo secondo ambito, Agolini si distingue per una serie di concerti tenuti a Napoli negli anni ottanta (in alcuni casi come solista), che gli danno una piccola notorietà; in particolare viene notato per le incredibili sonorità che riesce a tirare fuori da un pianino giocattolo. Recentemente ha composto le colonne sonore di due film di animazione della napoletana Simonetta Funel.

Ma è nell’ambito figurativo che soprattutto si misura la sua creatività, nonostante l’opposizione della famiglia d’origine, fin dall’inizio contraria alle sue aspirazioni artistiche. L’iscrizione al corso di laurea in architettura (che comincia a frequentare per non dispiacere ai genitori, senza però portarlo poi a termine) non è tuttavia senza conseguenze  rilevanti e positive sul carattere rigoroso delle sue linee, del suo tratto, delle prospettive bizzarre di cui è affollata la sua opera grafica. Analogo discorso può farsi per le varie esperienze lavorative come disegnatore tecnico.

E’ in Francia, negli anni novanta, che l’autore comincia ad esporre come artista figurativo. Riviste come "Raw Vision", "Artesian", "Le journal des amis d' Ozenda", parlano del suo lavoro in modo lusinghiero, mentre una delle sue opere entra a far parte della Collezione parallela del Museo "L' Aracine" di Lille. Agolini è stato attivo anche come illustratore, realizzando, per esempio, recentemente due copertine di CD per il gruppo "L' Ensemble Rayé" di Neuchâtel.

 

 

MOSTRE PRECEDENTI

Luca Zùnica

 

 

PER INFORMAZIONI

 

Biblioteca Parrocchiale “don Luigi Negri”

Viale Rimembranze, 30 - 20088 Rosate (Mi)

Tel. e Fax: 02.90.87.07.12

 

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