Biblioteca
Parrocchiale “don Luigi Negri” - Rosate
e
Parrocchia Santo
Stefano - Rosate
presentano
Il sapore della
libertà
cinque
appuntamenti
dal 4 maggio al
1° giugno 2007
ad ingresso
libero presso la
Sala-Teatro
Parrocchiale (Via Sacchi, 4 – Rosate)
p r o g r a m m a
Ricordo di Sophie Scholl
PROIEZIONE
DEL FILM
LA ROSA BIANCA

Mentre la guerra di Hitler devasta
l'Europa, un gruppo di coraggiosi giovani universitari decide di ribellarsi al
nazismo e alla sua disumana macchina da guerra. Nasce così la Rosa Bianca, un
movimento cristiano di resistenza non violenta al Terzo Reich,
attivo dal giugno 1942 al febbraio 1943. Sophie Scholl è l'unica donna che si unisce al gruppo; una ragazza
come tante, che il tempo matura in una combattente audace ed impegnata. Sophie ed il fratello Hans
vengono però scoperti ed arrestati dalla Gestapo.
Comincia così la sua dura ed estenuante lotta psicologica, nell'ultimo
disperato tentativo di proteggere il fratello ed i compagni della Rosa Bianca.
In un primo momento le riusciranno entrambe le cose. Poco prima
del suo rilascio però, Sophie verrà nuovamente
interrogata per ore: anche in quest'occasione, Sophie nega sempre tutto con tutte le sue forze senza
battere ciglio, fino a che dall'ufficio protocollo giunge la confessione del
fratello Hans. Decide allora di non chiamare mai in
causa gli altri componenti del gruppo, assumendosi tutte le colpe. Con sentenza
immediata, verrà brutalmente condannata e giustiziata con Hans
e Provst il giorno stesso.
* * * * *
LA VALIGIA DI K.
di Federico Bario
TESTO LIBERAMENTE TRATTO DA
SCRITTI DI TADEUSZ
BOROWSKI E RYSZARD
KAPUŚCIŃSKI
Federico Bario, la voce narrante
Giovanni Ripamonti,
le
musiche e le tastiere
Luigi Crippa, il contrabbasso

PINSK, POLONIA 1939. Un gruppo di ragazzini assiste alle prime
deportazioni inflitte dai soldati sovietici nei confronti della popolazione
civile: chi viene sospettato di essere “dissenziente” nei confronti del regime
comunista è deportato in Siberia.
AUSCHWITZ-BIRKENAU, POLONIA, 1944. Un membro del Sonderkommando, la squadra speciale addetta a
tutte le fasi dello sterminio di massa messo in atto dai nazisti nei campi
della morte, racconta la sua giornata lavorativa.
Due episodi, tra i molti, che testimoniano di quella banalità
del male che ha trasformato il XX secolo in un unico campo di battaglia:
immenso mattatoio pensato, pianificato e attuato nel cuore di quell’Europa sopravvissuta alla catastrofe della Prima
Guerra Mondiale.
Poi c’è un terzo racconto: la cronaca di un episodio accaduto
durante la guerra dei Balcani combattuta in Europa
negli anni novanta. Si prova a guardare in faccia quel che noi consideriamo “il
Bene”, e quel che invece chiamiamo,
appunto, “il Male”. E si cerca di dare
qualche risposta. Soffia nel vento, si sa.
“LA VALIGIA DI K.” è la valigia dell’ebreo Franz
Kafka, lo scrittore nato a Praga nel 1883 e morto
all’età di soli 41 anni. Kafka, come ogni ebreo
sempre con la valigia pronta, possiamo pensarlo in fuga senza tregua da quel
consorzio umano che lui stesso racconta con la sensibilità profetica di chi sa
leggere e interpretare i segni di un mondo che si sta disintegrando. Le vicende
che qui narriamo sono un’ipotetica ma probabile parte del contenuto di quella
valigia.
Siamo qui per scoprire le carte, per dare una voce e un suono
alla testimonianza dei vinti, degli oppressi, dei massacrati.
Siamo qui per rompere un silenzio che nasconde grida senza fine.
Federico Bario
* * * * *
CONCERTO
DEL CORO
COL HAKOLOT
diretto da Uri
Chameides
e accompagnato
dal Trio Nef-Esh

Il coro ebraico Col Hakolot si forma
nel 1994 su iniziativa di Gliliah Dankner,
musicista israeliana. Nel 1997 subentra alla direzione il Maestro Martinho Lutero che sviluppa il processo di preparazione
tecnico/vocale dei coristi. Dal 1999 prende la guida il maestro e musicista
israeliano Eyal Lerner,
profondo conoscitore della musica ebraica. Il repertorio si amplia con brani in
yiddish e judeo-spagnolo. Nel novembre 2002 dirige il
coro il Maestro Kyoko Yamazaki,
cantante e musicista giapponese. Il maestro israeliano Uri Chameides
subentra alla direzione di Col Hakolot nel settembre
del 2004.
La storia musicale evidenzia una forte presenza di tradizione
ebraica nel campo esecutivo-interpretativo della
musica colta durante gli ultimi tre secoli. Tale realtà accentua però la
carenza della musica ebraica nel campo compositivo,
salvo alcuni casi (Mendelssohn, Mahaler,
Bloch, Shonberg).
Per questo motivo la maggior parte del materiale esistente e
praticato dai cori appartiene alla musica popolare dove si apre un mondo intero
che abbraccia tutte le tradizioni e le culture diffuse per secoli in tutto il
mondo. Poeti talvolta sconosciuti che scrivevano in yiddish, se appartenenti
alla cultura ashkenazita dell'Europa dell'est, o in
ladino (giudeo-spagnolo), se a quella sefardita di
origine spagnola, hanno ispirato cantautori e compositori che con le loro
musiche hanno arricchito le feste, le cerimonie e gli eventi importanti della
vita ebraica. Una fonte inesauribile durante tutti i secoli sino ai nostri
giorni tempi è la vasta ed incredibilmente ricca poesia del Vecchio Testamento.
Fin dalla fine dell'ottocento con il ritorno del popolo ebraico non soltanto
alla sua terra ma anche alla sua lingua d'origine, anche la composizione su
testi moderni in ebraico ha avuto un'enorme spinta. Oggi, grazie all'ingegno di
alcuni poeti e musicisti israeliani, la musica popolare per coro ebraico si è
arricchita notevolmente, mettendosi a pari livello con la migliore produzione
di musica colta scritta in tempi moderni da altrettanti compositori israeliani.
Il concerto avrà un ricco programma con
canti dello Shabbat, della Diaspora e dello Stato di
Israele.
* * * * *
TESTIMONIANZA
DI
NEDO FIANO
sopravvissuto ad Auschwitz

Nel maggio del 1944, Nedo Fiano, ebreo
italiano, arrivò con suo padre sulla banchina di Auschwitz.
Tutta la sua famiglia fu deportata e sterminata. Oggi Nedo Fiano
è un testimone. Scrive, racconta e interviene in alcune delle innumerevoli
occasioni di incontro rese possibili in tutta Italia dalla celebrazione del
Giorno delle Memoria. Quello che segue è un suo messaggio, ma
contemporaneamente anche l'abbozzo di un autoritratto che aiuta a comprendere
alcuni tratti di un destino tragico e straordinario al tempo stesso.
Porto con me - da sempre - l'odore, il buio, l'orrore e la
ferita di quel tempo lontano.
Lotto ancora e recito la parte di un uomo comune, come tanti
altri. Ma sento spesso un inferno dentro, anche se cerco di apparire sereno e
felice. Amo la mia famiglia sopra ogni altra cosa.
In vista ormai della settecentesima conferenza nelle scuole, mi
sento ancora là, nel luogo del lutto. Ho una ricca e vivace vita interiore da
cui attingo il mio essere di ogni giorno.
Penso, leggo e scrivo, ma sono sempre là, tra i fili spinati e
lì resterò fino alla fine della mia vita.
Ogni giorno apro gli occhi su un mondo difficile e spesso
ostile, ma anche pieno di stimoli e tentazioni. Mi rimbocco le maniche, accetto
la sfida e mi batto. Ho tre figli molto più bravi di me, che portano il seme di
Birkenau che ho loro trasmesso.
Mia moglie conforta e sorregge il mio travaglio quotidiano.
Malgrado tutto, amo vivere per il meglio e il più giusto. Non solo per
sopravvivere.
Da sessant'anni le mie mani sono
sporche di "quella" terra maledetta di Birkenau
- nulla può il sapore quotidiano della vita.
Vivo spesso la contraddizione di apparire sereno - come in una
scena teatrale - mentre nel mio corpo si agita un travaglio inestinguibile. Ciò
detto, non fumo e non bevo, detesto il gioco delle carte e i locali rumorosi.
Non amo il calcio.
Non ho padroni tranne me stesso, ma riesco a fronteggiarmi.
“L’incontro che ha cambiato la vita” - non ricordo chi l’ha
detto - “è quello con la mia volontà”. Infatti al limite estremo della mia vita
nel lager, appresi quanto fosse importante non arrendermi alla disperazione,
neppure nella catastrofe.
Infatti c’è sempre una via di scampo. Io la trovai.
Nedo Fiano (Milano, gennaio
2005)
* * * * *
Ricordo di Primo Levi
a vent’anni dalla morte
PROIEZIONE DEL FILM
LA STRADA DI LEVI
regia
di Davide Ferrario

Il 27 gennaio 1945 lo
scrittore Primo Levi viene liberato dal campo di concentramento di Auschwitz. Dopo un anno di prigionia, riacquista la libertà
e può tornare a casa. Mentre il ricordo di tutto quello che è accaduto, rimane
indelebile nella sua memoria, impossibile da cancellare, Levi inizia un lungo
Sessanta anni dopo il regista Davide
Ferrario, accompagnato dallo scrittore Marco Belpoliti,
compie lo stesso tragitto attraverso l'Europa di oggi segnata dal
post-comunismo. Il loro "
PER INFORMAZIONI
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