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IN VIAGGIO CON LA |
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VIAGGIO IN EGITTO |
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Dal 22 aprile al 1° maggio 2006, la |
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>> Consulta
il programma del viaggio in Cina previsto per fine agosto
2006 |
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Abu Simbel: foto di gruppo |
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È stato proprio un bel Il Cairo si è
rivelata una città piena di contraddizioni, moderna e ricca con le sue strade
e palazzi, alberghi e inquinamento, ma anche povera con gente che gira ancora
in groppa ad un asinello, tiene le pecore sul ciglio della strada e vive
nella città dei “morti”, o in baracche di fango come nel sud dell’Egitto,
come nella zona di Luxor. Luxor
è stata la nostra prima tappa: la vita povera della gente del posto, case di
fango con stalla adiacente, un asinello come mezzo di trasporto, il falcetto per tagliare il frumento ci hanno fatto pensare
all’Egitto dei tempi di Gesù: niente sembra essere
cambiato da allora. A questa povertà
così evidente ecco contrapporsi la magnificenza dei Templi di Luxor e Karnak, testimoni di un passato grandioso durato millenni. Le
meravigliose colonne, 134 gigantesche, svettanti verso il cielo, gli
obelischi, le statue dei faraoni, il viale delle sfingi; alla
sera ventilata lo spettacolo di “suoni e luci” ha reso suggestivo un luogo
che per secoli era stato il centro religioso e politico del Nuovo Regno. E a Luxor ci
siamo imbarcati per la nostra crociera sul Nilo: il lento scorrere del
paesaggio ci ha mostrato come fondamentale sia stato ed è tuttora il fiume
nella vita agricola e commerciale di questo paese: motonavi cariche di
turisti vanno e vengono da Luxor ad Aswan,
inquinando non poco l’ambiente; la necessità di energia
elettrica che serve l’intero paese ha portato alla costruzione della grande
diga proprio lì ad Aswan. E si è formato il
grande lago Nasser, uno
dei più grandi laghi artificiali del mondo, che ha inghiottito templi e
monumenti antichi in nome del progresso. Fortunatamente sono stati portati in
salvo, grazie anche a tecnici e ad imprese italiane, il Tempio di File
sull’isola di Agilkia e il
più noto sito archeologico di Abu Simbel, che abbiamo raggiunto in aereo sorvolando proprio
il lago Nasser. Il Tempio di Abu Simbel
fatto costruire da Ramses II per celebrare la sua
potenza era interamente scavato in un costone roccioso, a cui vennero
aggiunti come ornamento della facciata quattro colossi alti 21 metri
raffiguranti il faraone stesso seduto, mentre accanto vi è il Tempio di Hathor in onore dell’amata moglie Nefertari.
La particolarità di questo luogo sta nel fatto che il tempio è stato tagliato
in 1036 blocchi di circa 30 tonnellate ciascuno, e trasportato qui dove è
stato ricostruito salvandolo dalle acque che l’avrebbero inghiottito per
sempre. Come negli altri
templi abbiamo ammirato disegni e geroglifici che adornano colonne e pareti,
a volte senza più quel colore che doveva rendere ancora più vivi tutti quei
personaggi di cui si raffigurano le storie; e noi ligi alla richiesta di non
fare foto, per non rovinare ulteriormente i reperti, dobbiamo descrivere solo
con le parole la bellezza e la plasticità dei corpi,
la ricchezza dei particolari nelle scene agricole e militari, e quell’idea di movimento data dalle figure rappresentate
di profilo e in più scene susseguenti, come moderni cartoni animati. Tra le tante cose
che ho dimenticato di citare, quasi mi scordo della visita al Museo Egizio
del Cairo: come dimenticare le migliaia di reperti grandi, enormi come le
statue o le tombe o i sarcofagi, o piccole come gli ami da pesca o i dadi da
gioco, i pettini, gli specchi, gli aghi per cucire... i papiri, i gioielli. Splendido il
tesoro di Tutankamon, un faraone secondario morto
giovane, ma messo nella tomba con un corredo pieno di ori
e pietre preziose, a cominciare dai due sarcofagi splendidamente dipinti e
ricoperti da una patina d’oro. Chissà quale poteva essere il corredo
funerario di faraoni ben più importanti di lui... i tombaroli
ci sono sempre stati anche nell’antichità e il fascino per tutto ciò che è
egizio ha contagiato popoli antichi, come i Romani, sempre alla ricerca di
antichi reperti, e ha contagiato anche noi che siamo tornati a casa con i
nostri bei papiri o le ciotole di alabastro, i profumi e le spezie: un
ricordo tangibile per non scordare i momenti più belli di un E non
dimentichiamo anche la visita alla grandiosa Biblioteca di Alessandria
d’Egitto, grande nell’antichità: fondata nel III secolo a.C. conteneva fino a
500.000 testi andati poi perduti, e grande oggi: una struttura un po’
avveniristica devo dire, ma che bene si integra in una città lanciata verso
l’Europa. E forse la città di Alessandria d’Egitto non ci dimenticherà: Mauro ha
preso Non potremo che
andarne orgogliosi, e poi si sa dai gemellaggi non possono
venire che cose buone: che ne dite di una vacanza sull’altra sponda del
Mediterraneo all’ombra delle palme a decifrare antichi geroglifici? Oramai
siamo dei veri esperti: gli dei dell’antico Egitto non hanno più segreti per
noi. Maria Rosa Carati NOTA: La rinata Biblioteca
di Alessandria d'Egitto
è stata inaugurata mercoledì 16 ottobre 2002 alla presenza delle autorità
egiziane e dell'Unesco,
sotto la cui egida si è svolta tutta l'operazione. La nuova biblioteca potrà
contenere fino ad 8 milioni di volumi,
disposti su 11 piani per una superficie totale
di 85.000 metri quadrati e con una sala
di lettura di 25.000 mq capace di
contenere circa 2.500 studiosi. La Biblioteca è stata progettata
dall'architetto norvegese Christoph Kapellar dello Studio Snohetta di Oslo,
il cui progetto ha vinto la gara internazionale che ha visto oltre 500
concorrenti. |
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La Sfinge |
L’edificio della modernissima Biblioteca Alessandrina |
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