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IN VIAGGIO CON LA |
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VIAGGIO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA |
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Dopo il |
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il programma del viaggio negli Stati Uniti (West Coast)
del 2005 |
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il programma del viaggio negli Stati Uniti (East Coast) del 2004 |
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Washington: foto di gruppo |
New York: bandiere statunitensi |
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DIARIO DI VIAGGIO Anche quest’anno
la nostra Biblioteca ha organizzato un Il nostro tour
attraverso l’East Coast è
cominciato da New York. Da lì ci siamo trasferiti in autobus a Washington,
dopo aver fatto una breve sosta a Philadelphia. A Washington,
capitale degli Stati Uniti, abbiamo visitato il cimitero di
Arlington, meglio conosciuto come “cimitero
di guerra”, dove sono seppelliti i militari che hanno combattuto nella prima
e nella seconda guerra mondiale, in quella del Vietnam e nella guerra che si
sta combattendo ora in Iraq. In questo cimitero è seppellito inoltre uno dei
più popolari presidenti d’America, John Fitzgerald Kennedy insieme al
fratello Bob. La tappa più
apprezzata e fotografata è stata la Casa Bianca, dimora del Presidente Bush. Ciò che colpisce di
più visitando la città di Washington è la sua
tranquillità: una città semplice, senza confusione, pulita e senza sfarzi
dove ogni luogo rappresenta un pezzo di storia d’America: dal Campidoglio al
gigantesco obelisco eretto in onore di George
Washington, dal monumento a Jefferson a quello di
Lincoln fino ai numerosi memoriali che ricordano i caduti delle varie guerre. Lasciata Washington
ci siamo diretti verso nord e attraversando la
Pennsylvania, la terra degli Amish, abbiamo fatto
tappa a Corning, dove abbiamo visitato il museo del
vetro. La nostra avventura è
proseguita alla volta del Canada e delle mitiche cascate del
Niagara che abbiamo potuto ammirare sia dal lato canadese sia da
quello americano. Le cascate ci hanno offerto uno spettacolo straordinario, tant’è vero che per un attimo ci siamo sentiti in un
altro mondo. Lo spettacolo è stato
ancora più suggestivo quando abbiamo fatto la
mini-crociera a bordo del battello “Maid of the Mist” che ci ha permesso di ammirare le cascate da ancora
più vicino, una veduta da togliere il fiato! Dal Canada ci siamo diretti a
New York, la “Grande Mela”, la capitale del mondo. Non ci sono parole
per descrivere una città così affascinante. La prima cosa che sbalordisce di
New York sono i grattacieli: ai lati delle strade si vedono queste
mastodontiche costruzioni, sedi perlopiù di banche e uffici. La sensazione che si
prova stando a New York è quella di essere
all’interno di un set cinematografico, perché la città è proprio come la
vediamo nei film. Al contrario di
Washington, New York è caotica e c’è molto traffico, ma è anche questo che
contribuisce a darne ancora più fascino. Le strade sono popolate
da persone di razze e colori differenti, quasi perfettamente integrate tra
loro. Abbiamo visitato i
quartieri più famosi: Harlem, dove vive la maggior
parte della popolazione di colore, China Town, Little Italy
e Broadway, sede dei teatri più importanti del
mondo. Non poteva mancare la
visita ai simboli della città: il Chrysler
Building, il Rockfeller Center, dove viene innalzato il famoso albero di Natale, Times Square, reso popolare
dalla grande festa di Capodanno che si svolge qui ogni anno, il ponte di Brooklyn e ovviamente la Statua della Libertà, che i newyorkesi chiamano più familiarmente “Miss Liberty”. Una
sera alcuni di noi sono risaliti fino all’85° piano del
celeberrimo Empire State Building per ammirare New York di notte… è
stato veramente emozionante! Come emozionante è
stata la visita a Ground Zero, dove solo pochi anni
fa, prima dell’attentato dell’11 settembre, c’erano le Torri Gemelle. Si
prova una strana sensazione ad essere di persona nel luogo di quell’attentato e tutti noi abbiamo cercato di capire che
cosa abbiano provato gli americani quel triste giorno di settembre. Abbiamo camminato per
i viali del Central Park, siamo passati per la
celeberrima 5ª strada, piena di negozi e gioiellerie e abbiamo fatto una
breve tappa da Tiffany e a Wall
Street sede di una delle più importanti borse del
mondo. L’ultima sera abbiamo
cenato in un ristorante molto carino e poi la nostra guida ci ha portato
vicino al ponte di Brooklin per scattare le ultime
foto nella suggestiva atmosfera della notte newyorkese. Questo È stata un’esperienza
molto interessante e divertente che tutti noi ricorderemo, forse con un po’
di malinconia, in attesa del prossimo
Carlotta Finazzi |
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Washington: La casa bianca |
Le cascate di Niagara |
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NOTE A MARGINE DEL VIAGGIO IN USA Si è da qualche
giorno tornati a Rosate, ma incredibilmente davanti agli occhi si ha ancora
la vista di quelle città-mito americane per tutti mete
da sogno fin da ragazzi; sto parlando delle città di Philadelphia,
Washington, Toronto, Niagara Falls e New York, i
punti che hanno disegnato il tour organizzato quest’anno
dalla Un Dagli anni ’30 New
York viene chiamata la “grande mela”, rifacendosi
alla mela come frutto che invoglia solo alla vista un assaggio; ecco così
questa città vuole presentarsi al mondo, come una grande metropoli che tutti
possono “assaggiare”, che dà opportunità a ciascuno senza porre limiti. La
moltitudine di gente che si vede a New York dimostra proprio questo; c’è
posto per tutti, non è importante la razza, il colore della pelle, la lingua,
la religione, ogni persona trova la propria collocazione
e il suo sapere o il suo essere, magari rifiutato dal nostro mondo così
chiuso e a volte circoscritto da limitazioni e ipocrisie, ha la possibilità
di emergere e di realizzarsi; una totale apertura mentale e uno spazio quasi
infinito dimostrato non solo dai grattacieli dove lo sguardo si perde verso
l’alto, ma anche e soprattutto dal porsi di questa città nei confronti
dell’uomo. Forse per un paese che non ha radici profonde è più facile vivere
questa dimensione e forse proprio l’intreccio delle diverse popolazioni, con
le loro culture e le loro usanze, ha contribuito a quella multietnicità
che si respira in ogni “avenue” e in ogni “street”
di questa città, seppur con tutti i contrasti del suo essere così grande e
quindi con i suoi estremi di ricchezza e povertà, ben visibili e da un punto
di vista urbanistico e da un punto di vista dello stile di
vita della gente. “Una città che perennemente distrugge e ricostruisce ... il
cui magico incanto nasce dall’accumularsi di tutto il bene e tutto il male
del mondo, tutta la luce e tutta la più nera oscurità” (C. Augias in “I segreti di New
York”), davvero una città multiculturale, multietnica e multicolore, ma altrettanto contaminata in
tutta evidenza dal rovescio della medaglia di questo modo di vivere. Infatti se New York può definirsi una comunità allargata a
trecentosessanta gradi, è al contempo una città anonima, senza relazione
diretta, che conta la sua gente, non sapendo che quell’insieme
di persone è la somma di tanti singoli individui con bisogni, desideri,
paure, dubbi e certezze. A me personalmente mette sempre un po’ di tristezza
vedere tante persone insieme che si trovano nel medesimo posto, che fanno le stesse cose, ma che non si guardano, non si
parlano, non si confrontano perché non sanno neppure chi sono. Questo d’altro
canto può essere anche il nostro limite, cioè quello
di dover a tutti i costi conoscersi per stare insieme e fare comunità e
quello di dover avere la medesima idea per comunicare; anche questo infatti è
un ostacolo verso il prossimo, perché è proprio cercando sempre il nostro
simile che non riusciamo ad andare oltre ai nostri sbagli, alle nostre
chiusure, un circolo vizioso che ci porta inevitabilmente a formare ghetti e
privilegi. L’ideale sarebbe quello di trovare il giusto sodalizio di una
comunità aperta, libera, ma al contempo ricca di conoscenze reciproche,
fondata su relazioni, su veri interessi per le persone; forse un’utopia che
non appartiene a questo mondo, neppure all’occidente tanto evoluto e
tecnologico. |
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Cimitero di Arlington: tombe dei Kennedy |
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On dolz ricòrd american Tutt stracch,
son pena torna in sti dì, d’on viagg che ricordaroo ben ben, viagg ch’el mè coeur
l’è andaa a colpì, lassandomm,
denter, on gran seren. Ho poduu vedè la vera vita americana, che de la libertà semper l’è sovrana. Semm sta a vedè l’immensa Gran Poma che da trì ann l’è nel coeur de tucc i omm da quand
gh’hann fa fà quèlla
brutta toma, de tremila gh’hann lassaa scritt i nomm, e in dove prima gheren i Torr Gemell, farann un qualcoss, ma saraa pù quell. Poeu sèmm
andaa in alter bèi città ma senz’alter l’era
minga l’istess, i mè
penser eren tucc semper là, de la mia ment han ciappaa
possèss. Ground Zero, in mi me resta el doeur, on groupp
che tormenta, on crepacoeur. Ma dess
basta con robb trist e brutt, parli de on qualcoss verament bell, anca el
mè coeur l’ha pagaa tributt, come quand
s’eri giovin, on pivell, e tutt
l’è success proppi in quell’istant, quand l’arriva lee, la guida, un incant. Alta, distinta in del portament la se presenta “Gilda” son ciamada mi credend
de faggh on compliment a Rita Hayworth l’hoo paragonada, lee cantand
“Caro nome” m’ha corrett, son “Gilda” ma quella
del Rigolett. Mi che Verdi porti in dell
mè coeur, “Tutte le feste al tempio” ghe canti, poeu “Veglia, o
donna,...” col batticoeur, restand drizz
me on fus a lee davanti. Gilda ciamandomm
Rigoletto, al mornent l’ha me nominà sò cavalier
servent. Ma el fatt pusse bell,
per mi, l’è staa, de quest
bellissim viagg american, quand al Cimiteri, numm, semm andaa, lee, on mazz de fior, la portava in man, l’era per Lor, i Kennedy, quel mazzett, per possali,
la scernii, mi, el Rigolett. Che gran commozzion, lì, m’è toccaa, quell onor l’era tutt, ma tutt per mì, per semper,
in l’anim, devi ricordaa, John e Jacqueline, tropp giuin per morì. Denter de mì, adess, gh’è on gibilee, e a Gilda, el Grazie, l’è tutt per lee. Son tornà allegher,
visp me on pess, l’è vera, l’è sta bell, son tant
content ma la riuscida del viagg, el success, l’e vegnu,
per vialter, sì, brava gent, per quest
proponi un brindis estasiaa a la bella Compagnia
de Rosaa. Me firmi: Rigolett ( |
Un dolce ricordo americano Stanchissimo, son tornato in questi giorni, da un da un lasciando in me una grande serenità. Ho potuto vedere la
vita dell’America e la sovrana sua libertà. Siamo stati a vedere
la Grande Mela, che da tre anni è nel cuore di tutti gli uomini, da quando c’è stata quella distruzione, e di tremila morti si son
scritti i nomi, e là dove sorgevano le Torri Gemelle, faranno qualcos’altro, ma non sarà più quello. Siamo stati in altre
belle città ma non era, senz’altro, la stessa cosa, i miei pensieri erano sempre là, e han preso possesso della mia
mente. Ground Zero, in me resta un dolore, un groppo che tormenta, un batticuore. Ma adesso basta, con cose brutte e tristi parlo di qualcosa di veramente bello, che, al mio cuore, ha fatto pagare un tributo, mi son sentito ringiovanire,
tornar pivello, e tutto è successo nel momento che arriva lei, la guida, come un incanto. Alta, distinta dal
bel portamento, si presenta e dice di chiamarsi Gilda, io, credendo di fargli un complimento, accosto a Rita Hayworth la sua bella
persona, lei invece cantando “Caro nome” mi corregge, io son Gilda la sventurata figlia di Rigoletto. lo, che Verdi porto nel mio cuore, le canticchio “Tutte le feste al tempio” e poi “Veglia, o donna,...” col
batticuore, restando impalato a Lei d’innanzi. Gilda chiamandomi
Rigoletto, di colpo, mi ha nominato suo cavalier
servente. Ma il momento più bello, per me, è stato, di questo bellissimo quando al Grande Cimitero siamo andati, Gilda porta con sé
una piccola courbeille, erano per loro, per i Kennedy, quei
fiori ma per posarli ha scelto me, il Rigoletto. La grande
emozione, lì, mi ha toccato, era un grande onore tutto per me, per sempre, l’animo mio, dovrà ricordare, John e Jacqueline, troppo giovani per morire. Entro me, ora, sento
un dolce benessere, ed il grazie per Gilda è tutto per lei. Sono tornato allegro
e vispo come un pesce, è vero, è stato bello, sono contento, ma la riuscita del è dovuto a voi, sì, a voi brava gente, perciò propongo un brindisi estasiato alla bella Compagnia di Rosate. |
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