IN VIAGGIO CON LA BIBLIOTECA

 

 

VIAGGIO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA, ANNO SECONDO

 

Dopo il viaggio a New York del 2004, la Biblioteca di Rosate ha organizzato, dal 26 agosto al 5 settembre scorso, un secondo viaggio negli Stati Uniti, alla scoperta della costa occidentale americana, che ha toccato città come San Francisco, Las Vegas, San Diego e Los Angeles e che ha coinvolto un gruppo di 59 partecipanti. Proponiamo di seguito alcune testimonianze e alcune foto del viaggio, in attesa delle prossime mete di “In viaggio con la biblioteca”.

 

 

>> Consulta il programma del viaggio negli Stati Uniti (West Coast) del 2005

 

>> Consulta il programma del viaggio negli Stati Uniti (East Coast) del 2004

>> reportage di viaggio 2004

 

 

 

 

  Sedona: foto di gruppo

 

 

Sognando California… per chi vuole ancora sognare

 

Devo aver sognato, un sogno collettivo lungo una decina di giorni, dal meridiano dell’Europa centrale a quello della costa del Pacifico. E la distanza di oltre diecimila chilometri, colmata da una corsa contro il tempo tipo “Ritorno al Futuro” che ci ha ringiovanito tutti di nove ore, è stata il primo chiaro segnale che si sarebbe entrati in un mondo a parte. Non si poteva iniziare il viaggio da una città qualsiasi, si doveva iniziare da San Francisco. E varcare il cancello ‘dorato’ del Golden Gate, per lasciare la realtà di casa e abbracciare l’irreale dimensione delle nostre fantasie più belle. Sogni d’oro, appunto, e quello di ‘dorato’ è un attributo che ricorre spesso nei nomi e nelle espressioni del West e la stessa California non a caso è stata soprannominata Golden State a ricordo della febbre dell’oro, che - non importa se reale o immaginario - tanta parte ha comunque avuto nella sua storia e nel suo sviluppo.

San Francisco è una città aperta, ospitale e ottimista; tanto aperta culturalmente da essere stata la culla di movimenti importanti come la ‘beat generation’, da cui negli anni Cinquanta emersero scrittori del calibro di Kerouak, con il suo romanzo manifesto “On the Road”, o come il free speech’, il movimento della libertà di parola che negli anni Sessanta diede vera identità all’università di Berkeley e gettò le basi per la rivolta studentesca contro la guerra in Vietnam e per  la nascita del movimento hippy’; tanto tollerante da ospitare per le sue strade, una delle poche città degli Stati Uniti, migliaia di senzatetto che se ne vanno in giro con grossi sacchi o con carrelli da supermercato a rovistare la loro spesa nei cestini della spazzatura o negli avanzi dei turisti; tanto ottimista che un cronista locale nel comunicare la notizia di un incidente a un cable-car’, i celebri tram trainati da cavi per superare gli erti pendii delle quarantatre colline sulle quali è fondata la città, commentò: “Nessun ferito è così grave da poter essere considerato morto!”.

L’estate di San Francisco non è delle più calde. Sarà per la suafog’, la famosa nebbia che si forma al largo della costa e che d’estate, attirata dalle alte temperature dell’interno, penetra fin nelle valli e fa respirare tutta la baia avvolgendo l’imponente struttura del Golden Gate per poi rivelarla gradualmente nei suoi particolari architettonici, così come ci è sembrato dalla cima di una delle Twin Peacks, le colline gemelle, da cui abbiamo potuto godere di una spettacolare vista della città.

E dunque, da subito, intuiamo come la California non sia una terra, ma più un’apparizione, che per un istante c’è e per il successivo chissà. Per via anche di quella faglia di San Andreas che la taglia da nord a sud e che potrebbe far sprofondare nel Pacifico la sua parte più occidentale da un giorno all’altro, esponendola alla costante minaccia di terremoti. Inquieta nella conformazione geologica come nell’animo dei suoi abitanti, la California è un territorio dalle mille contraddizioni, ad un tempo popolato e selvaggio, ricco e povero, dolce e brutale. Vanta i più bei parchi d’America, come lo splendido Yosemite National Park, uno dei territori montani più scenografici del mondo, ricco di una vegetazione superba e dell’acqua che arrivando dai ghiacciai della Sierra Nevada alimenta pittoresche cascate, e uno dei deserti più proibitivi del mondo, la Death Valley, la valle della morte. L’astronave gialla, che per una mattina abbiamo immaginato essere il nostro pullman, è appena atterrata qui, in un paesaggio lunare maestoso e desolato, vera frontiera dell’anima, con quella sua purezza del vuoto assoluto che sprigiona. In questa landa fantasma il genio registico di Antonioni ambientò uno dei suoi capolavori, “Zabriskie Point”, nel punto di massima depressione geologica dell’emisfero settentrionale (86 metri sotto il livello del mare alle ‘bad water’, l’immensa distesa di sale depositata dalla continua evaporazione dell’acqua); nessun’altra atmosfera sarebbe risultata per Antonioni ad un tempo così irreale e così carica di significato da poter rappresentare, utilizzando le migliori tecniche della cinematografia americana, il desiderio di amore e libertà e l’annullamento definitivo dei simboli del benessere e del consumismo di massa.

Si sa, i sogni sono spesso popolati da fantasmi stravaganti e spettri imprevedibili. La valle della morte dista solo 220 km da Las Vegas, l’oasi, o meglio il miraggio di un’oasi, che ci sembra di intravedere percorrendo il deserto, dopo aver attraversato città tanto isolate e improbabili, come Tonopah o Goldfield o Beatty, quanto ilcreosoto’, quel simpatico cespuglio, ostinatamente e miracolosamente verde anche in piena estate, che in queste aride distese desertiche cresce qua e là senza un vero motivo e ti chiedi perché. Siamo già nello stato del Nevada, ma almeno nei sogni i confini non valgono, vengono forzati e deformati come la ‘realtà’. Non avrei mai pensato di ritrovare a Las Vegas, come nel paese dei balocchi, Venezia e le sue gondole, Parigi e la torre Eiffel, Luxor e le piramidi d’Egitto, in uno spettacolo senza tregua di luci, di acqua, di suoni. A Las Vegas la vita è un gioco continuo. E forse non è stato un caso se prima di giungervi, percorrendo la statale 95, abbiamo costeggiato la base militare di Nellis. I limiti di velocità si riducono. Procediamo quasi a passo d’uomo. Il sogno ora si tinge di mistero. Nell’immensa distesa di sabbia del Nevada esiste una particolare zona denominata “Dreamland”, la terra del sogno, appunto. Sulle mappe geografiche la regione risulta completamente desertica, ma è qui che sorge la più importante base militare del paese: la famosa Area 51. Le catene montuose circostanti ne impediscono la visione. La base ospita le installazioni per i test nucleari e una zona di collaudo per gli aerei, ma nel cuore di Area 51, c’è pure l’impianto di Groom Lake - la cui attività è segretissima - dove verrebbero studiati gli alieni e le loro missioni sulla Terra. Chissà se si tratta di realtà o di un ennesimo gioco dell’immaginazione o forse, più semplicemente, di un modo come un altro per esorcizzare la paura dell’ignoto e della solitudine dell’uomo di fronte all’universo.

Sconfiniamo di nuovo, da Las Vegas al Gran Canyon, entrando nello stato dell’Arizona. Qui lo spazio è così vasto che non ci rendiamo nemmeno conto di essere a quasi 3000 metri d’altezza. Ci sono voluti millenni, senza troppi sforzi, al naturale corso del fiume Colorado per erodere la roccia e creare questi coloratissimi strapiombi. Dal Bright Angel, uno dei numerosi lodge’ dal sapore indiano che si affacciano sul Gran Canyon, scopriamo davvero quanto siano labili le categorie spazio temporali dell’uomo. Il silenzio si fa spontaneo nell’ora del tramonto e mi risuona la voce profetica di Isaia: “Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie - oracolo del Signore -, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. Il cuore e la mente si aprono.

Ora la meta è il sud e ci facciamo distrarre solo da Sedona, che con i suoi campi elettrici e magnetici è considerata una città magica, dove addirittura la Terra si alimenta di energia, per via dell’alta concentrazione di ferro presente nelle rocce che la circondano, le Red Rock, appunto, le montagne dal colore rosso. Anche noi attratti come delle calamite da questi vortici di energia ci mettiamo in posa e scattiamo qui la nostra foto di gruppo davanti agli imponenti massicci di Bell Rock e di Courthouse Butte, che hanno fatto da sfondo a tanti film western con sparatorie finali e corse di cavalli.

Da Phoenix, percorrendo la statale 8 e attraversando Yuma, giungiamo finalmente alla solare San Diego, ma da queste parti la California è quasi Messico, ed anzi il Messico (Tijuana), sogno nel sogno, lo raggiungiamo a piedi! Le due città sono così diverse fra loro che sembra proprio che a Tijuana il Primo e il Terzo mondo stiano giocando a guardie e ladri.

Ci manca solo un tassello per completare il quadro: la fabbrica dei divi di Hollywood. Ma ci basta passeggiare qualche ora per la walk of fame’ per assaporare il fascino del mito e dimenticare per un attimo, se ce ne fosse ancora bisogno, la nostra identità e assumere le sembianze dei nostri attori preferiti. Non si può realmente dire di aver visto una ‘grande città se non si è stati a Los Angeles, che si presenta come una città quasi sfuggente nei suoi immensi agglomerati urbani. Il risveglio è ormai alle porte. Riposiamo per l’ultima notte sui comodi guanciali delle stanze del Bonaventure Hotel, il famoso grattacielo della Downtown con le cinque torri cilindriche e i loro ascensori esterni sempre in movimento, costruito dall’architetto John Portman nel 1978.

Al termine del viaggio mi torna alla mente un verso di una poesia di Hikmet: “Il più bello dei mari è quello che non abbiamo ancora navigato”, ma temo che sarà difficile incontrare presto un luogo che  sappia regalare così tante emozioni come questo. Faccio fatica a risvegliarmi dal sogno, faccio fatica a convincermi che siamo di nuovo a Rosate. Intanto, non si sa mai, lascio che il mio orologio continui a rimanere indietro di nove ore.

 

Mauro Portaluppi

 

 

 

Il “bookmobile” della San Francisco Public Library

L’edificio della Los Angeles Public Library

 

 

West “on the road”

 

Come da un po’ di tempo a questa parte, la Biblioteca di Rosate ha organizzato un altro “grande viaggio” verso una destinazione molto lontana: la West Coast.

Il viaggio prevedeva la partenza venerdì 26 agosto con ritrovo in piazza alle 4 del mattino per raggiungere Malpensa dove, dopo aver imbarcato i bagagli, abbiamo preso il volo per il nostro scalo: Parigi. Successivamente, dopo 13 ore circa, siamo arrivati all’aeroporto di San Francisco nel primo pomeriggio.

Una volta recuperati i bagagli abbiamo intrapreso un piccolo tour di questa città. Il clima non è stato dei migliori e sembrava quasi autunnale, infatti come afferma Mark Twain: “Non ho mai passato un inverno peggiore come l’estate trascorsa a San Francisco” tuttavia il tempo con noi è stato clemente e non abbiamo trovato brutto tempo, anche se abbastanza ventilato.

Dopo il breve tour ci siamo diretti presso il Ramada Plaza Downtown in Market Street che era il nostro albergo nella città e subito la sera abbiamo potuto vederne la vita notturna del molo ricco di ristoranti, negozi e centri commerciali.

La mattina seguente abbiamo visitato meglio la città. Come prima cosa abbiamo visto il Campidoglio con la statua simbolo della California. Dopo aver visto la Torre della Pace ci siamo diretti al Golden Gate Bridge. Questo ponte, voluto da Roosevelt negli anni Trenta, collega San Francisco a Marin City e sovrasta la baia di San Francisco. Qui ci siamo diretti a piedi fino al primo pilone dal quale si poteva vedere tutta la baia e l’isola di Alcatraz. Essendo il pomeriggio libero abbiamo potuto esplorare meglio l’interno della città. Tipici sono i Cable-Car, tram funicolari che percorrono le numerose salite e discese della città e poi la famosa Lombard Street con i suoi tornanti ed i suoi fiori, infine altra particolarità le case in stile vittoriano. Poi siamo rientrati in hotel, abbiamo cenato e ci siamo riposati.

Il mattino seguente siamo partiti di buon ora da San Francisco per dirigerci verso Yosemite. Yosemite è un parco nazionale molto vasto che si caratterizza per le sue stupende cascate, formazioni rocciose e panorami mozzafiato. Dopo varie soste in questo immenso parco abbiamo proseguito per Mommoth Lakes dove abbiamo cenato e pernottato.

Il giorno dopo siamo partiti alla volta del “Silver State”, cioè il Nevada, puntando su Las Vegas! Siamo arrivati in questa città di tardo pomeriggio, e subito si è percepita l’aria “eccentrica” del luogo. Il giorno dopo era a nostra disposizione e, mentre alcuni di noi si sono riposati in albergo, altri con la guida Paolo si sono recati nella Death Valley (valle della morte). La prima tappa è stata Zabriskie Point, punto strategico di scambio per le carovane che percorrevano il deserto mentre la seconda è stata una sosta alla distesa salata che si trova al di sotto del livello del mare; in entrambi questi posti stupendi abbiamo scattato molte foto paesaggistiche. La sera stessa abbiamo cenato al Planet Hollywood, catena di ristoranti di Stallone dall’aria molto hollywoodiana, e poi abbiamo potuto cogliere l’atmosfera di Las Vegas. Infatti dopo aver assistito ad uno spettacolo al Treasure Island, uno degli innumerevoli hotel-casinò, ci siamo recati al Venice (Venezia). In pratica Las Vegas si può dire che sia una gigantesca città di carta pesta, dove tutto quello che esiste viene riprodotto qui per creare esagerazione, svago e divertimento; tuttavia è solo una facciata, perché la differenza tra l’MGM, Paris, Mirage o il Cairo consiste solo nell’aspetto esteriore, essendo all’interno quasi tutti identici.

Il giorno seguente dopo un lungo, ma interessante, viaggio in pullman siamo arrivati al Gran Canyon e qui abbiamo potuto osservare, oltre alla formazione del canyon, il tramonto e personalmente mi sento di dire che è stato uno dei più belli che abbia mai visto. La mattina seguente un gruppo di noi (di cui non facevo parte) ha sperimentato l’emozione di un volo in elicottero sul Gran Canyon e, a detta di questi arditi, è stata un’esperienza veramente unica. Poi abbiamo proseguito il nostro viaggio alla volta di Phoenix. Lungo questo tragitto abbiamo fatto sosta a Sedona e qui abbiamo scattato una splendida foto di gruppo con il paesaggio caratteristico.

Successivamente siamo partiti da Phoenix per San Diego passando per la cittadina di Yuma. Una volta arrivati a San Diego abbiamo visitato la città ed in particolar modo la Midway, portaerei americana che ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale. Alcuni di noi nel pomeriggio hanno partecipato all’escursione in Messico, o meglio, alla prima città di frontiera: Tijuana.

Una volta passato il confine è come se ci si dimenticasse di tutte le città americane e si entrasse in un mondo totalmente diverso. Del Messico colpisce il numero di farmacie e medici presenti (meno cari che negli Stati Uniti) e la povertà della popolazione. Molto bello il mercato ed i suonatori di strada che ci hanno allietato con alcune canzoni.

Il giorno dopo siamo partiti per Los Angeles. Qui abbiamo visitato Hollywood con il famoso Chinese Theatre, dove le grandi “Stars” del cinema hanno impresso sul cemento le loro impronte autografate di mani e piedi. Per noi italiani sono presenti Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Dopo ci siamo diretti a Santa Monica e qui abbiamo potuto bagnare i piedi nell’immenso Oceano Pacifico. Infine ci siamo diretti all’hotel, il Westin Bonaventure Hotel, e qui abbiamo preparato le valige per il nostro mesto rientro a casa.

È inutile comparare l’esperienza di quest’anno con quella dell’anno scorso, che ci ha portati a New York, perché sono completamente differenti. Questo viaggio è stato molto “on the road”, cioè in strada, cambiando velocemente città stando sempre in giro in pullman. Penso di aver visto alcuni tra i più bei paesaggi del Nord America e sono contento di aver partecipato a questo viaggio.

Ho tenuto i miei personali ringraziamenti alla fine. Come primi ringrazio i miei genitori, che mi hanno permesso di viaggiare ancora, Mauro e l’organizzazione, i miei 58 compagni d’avventura con i quali ho passato momenti molto divertenti, le nostre guide, Paolo e Cristiano, che ci hanno “scortato” per il nostro lungo tragitto ed infine Gea, simpatica e carina ragazza newyorchese, che è stata molto gentile con me, grazie ancora.

 

Simone Castelli

 

 

 

Una spettacolare panoramica del Gran Canyon

 

 

Che America…, però Rosaa

Che America…, però Rosate…

 

 

Sont chi tutt a tocch per el fùs

Mi sento rotto per il fuso orario

intrònaa, inlòochi e pien de rogn

intronato, allocchito e pieno di dolori,

me senti fùs, confùs on barlafus

mi sento fuso, confuso, come un rottame,

riessi no a dormì a ciappa sogn;

non riesco a prendere sonno.

in sto stat, una vosetta che intona,

In questo stato una vocina che intona,

me par de sentì: - "Laggiù nell'Arizona..."

mi pare di sentire: - “Laggiù nell'Arizona...”

 

 

Rivedi, lor, quei de Rosaa, pocch mascett,

Li rivedo, sono loro, quelli di Rosate, pochi maschi,

tanti i component del gentil sess,

tante componenti del gentil sesso,

che con grazia, portament e allegria,

che con grazia, signorilità ed allegria,

hann tegnuu su viscor el compless,

hanno tenuto vispo il complesso,

fasend a tùcc, sentì, ch'eren, content

facendo sentire la loro contentezza

de passa insemma sti bei moment.

a trascorrere bei momenti assieme.

 

 

Eren pròppi tanti, Lucia, Pinuccia,

Erano proprio tante, Lucia, Pinuccia,

ricordi alter nomm: - Luisa, Gabriell,

ricordo altri nomi: - Luisa, Gabriella,

Carolina, Chiara, Ivana, Mariuccia

Carolina, Chiara, Ivana, Mariuccia,

Elen, Laura, trascuri no i tre Sorell,

Elena, Laura, non trascuro le Tra Sorelle,

e tanti d'alter, la mia metà? La gh'era,

e tante altre, la mia metà? C'era

no a metà, l'ho portada tùtta intera.

ma non a metà l'ho portata tutta intera.

 

 

Seromm in sessanta, e all'aurora,

In sessanta eravamo. E di buon'ora,

cont valis, con pacchett e alter fagott

con valigie, con pacchetti e con zainetti,

adrèè a lor, al Mauro e la Eleonora,

dietro a loro: - a Mauro ed a Eleonora,

noster Duca, in silenzi e in piena nott,

nostri Duca, in silenzio ed in piena notte,

in California senza rocch e senza fus

in California, senza rocchi e senza fusi

semm andaa, per stoppà neanca on bùs.

siamo andati, senza stoppare nessun buco.

 

 

Dodess or de jet e semm a San Fransisc

Dodici ore di aereo e siamo a San Francisco,

vedomm la baia, la Gesa Sant Mary',

vediamo la baia, la Cattedrale di Santa Maria,

ma sul Golden Gate cosa hemm vist!

ma sul Golden Gate, che cosa abbiamo visto!

On'òpera immensa de fa resta lì

Un'opera immensa, da farti restare senza fiato,

fada de fil de fer e putrelloni,

fatta con corde e travi d'acciaio.

e sora corren mila macchinoni.

e sopra essa corrono migliaia di macchine.

 

 

Altra granda attrazion de sta città

Altra caratteristica attrazione di questa città,

l'è, anca, el so tramvain a cadena,

è, anche, un tramvai a catena,

che con tanta pendenza, su e giò el

che in grande dislivello, va su e giù,

guidaa da vùn on poo matt, ch'el sderena,

manovrato da un pazzoide, che sballotta

el stremiss, i viaggiador, con brùsch frenad,

che spaventa i viaggiatori, con brusche frenate,

disces a rotadecoll e impennad.

con discese a rotta di collo e pronte impennate.

 

 

Las Vegas! Se campa domà de pan,

Las Vegas! Non si vive di solo pane,

se dis, ma chi gh'è anca la pitanza,

si dice, ma qui c'è anche la pietanza,

gh'è el caffè, el dessert e poeu l'argiant,

c'è il caffè il dessert e anche il denaro,

chi se viv nell'òr e nell'abbondanza.

qui si vive nell'oro e nell'abbondanza.

Gh'e pussè ciar chi in on sol casinò,

Si consuma più corrente elettrica in un solo casinò

che, a ca nosta, un paeson me Rhò.

che, dalle nostre parti, una cittadina come Rho.

 

 

On vers famos "Semm in trenta con la sort..."

Un verso famoso: “Siamo in trenta con la sorte” (1)

Anca numm, pena in trenta, emm affrontaa,

Anche noi in trenta, che rischio, abbiamo affrontato

a cinquanta grad, che cald, la Vall de la Mort,

a cinquanta gradi, che caldo, la Valle della Morte,

ona desert de zuccher, bianc, immacolaa.

un deserto di zucchero bianco e immacolato.

M'è vegnuu el petitt, de dagh 'na saggiada,

M'è venuto voglia di assaggiare un po’, di quello bianco,

 l'è minga roba dolza, a l'è salada.

non era mica dolce, bensì salato.

 

 

Los Angeles! Sarann des o vint città,

Los Angeles! Dieci o venti città

miss insemma, strad che te lassa sgoment.

unite, strade immense, impressionanti.

El nost albergo! De sass el te fa sta,

Il nostro albergo! Ti fa restar meravigliato,

cinq torr de cristall, ascensoeur trasparent

cinque torri di cristallo, ascensori a vetri, panoramici,

che van su e giò a tùtta manetta,

che vanno su e giù velocissimi ,

stucch, fontan e che lùssù de moquetta.

Stucchi, fontane e lussuosissima moquette.

 

 

Al grand Canyon, el moment pussee toccant

Ma il momento più toccante lo provo al Grand Canyon,

del nost viagg, grazie Paolo. Che gran vision,

grazie Paolo (2), che visione meravigliosa,

pròppi quand, el so, el va pian pianin calant,

proprio nel momento del tramonto, il sole,

se cambien i color in tutt i canton,

calando, muta in tutti gli angoli del Canyon i colori,

se pissen de lus tutt i sass, tutt i sces,

accende di luci nuove le rocce ed i cespugli,

el spettacol el gh'è: - bell, ver ed estes.

lo spettacolo c'è è bello, vero ed immenso.

 

 

Allora, te penset, quel che la faa, l'Omm,

Allora pensi, a ciò che ha fatto l'Uomo,

in di secol, con la sua intelligenza,

nei secoli, con la sua intelligenza

la fa la Gioconda, la Scala, el Dòmm,

ha fatto la Gioconda, la Scala, il Duomo,

la sviscerà tucc i canton de la scienza,

è penetrato nei meandri della scienza,

però, el po’ col Nòst Signor compett.

però, non può competere con il Padreterno.

El perd, restand de palta e interdett.

Perde. Restando di pietra ed interdetto.

 

 

Quand, el Creator, el te sbatt lì, in natura

Quando il Creatore, all'improvviso ti mostra, in natura

on spettacol, come quell che èmm vist

uno spettacolo come quello a cui abbiamo assistito,

che estasi, che moment, che pittura,

che estasi, che attimi, che quadro,

te sentet el coeur inondaa da un mist

ti fa inondare il cuore da un misto

de pas, de nostalgia, godend nel profond

di pace, di nostalgia, che ti fa apprezzare nell'intimo

l'infinida bellezza del noster Mond.

l'infinita bellezza della nostra Terra.

 

 

E allora se torna a ca volentera.

E allora si torna, volentieri, a casa. Rivedere

Rivedè i nòster cassin, el nòst Rosaa,

le nostre cascine, il nostro Rosate,

cont strecc in fior, fa on po' a ragnera.

con i vialetti in fiore, disposti un poco a ragnatela,

 Risentì el profum del fen pena taiaa.

Risentire il profumo del fieno, appena tagliato.

Trovass insemma, con el coer avert e scett,

Trovarsi assieme, in modo aperto e schietto

discorr allegher, anca, nel nost dialett.

parlare tra noi, in allegria, anche in dialetto.

 

 

Cert la Bergonza l'è no el Colorado,

Certo la Bergonza, (3) non è il (fiume) Colorado

i noster in no faa de fer e de cristall,

le nostre case non sono di acciaio o di cristallo

ma nanca de legn, cert s'èmm in grado

ma nemmeno di legno, non siamo certamente in grado

de staa a pari a lor, ma disemm, senza fall,

di competere con loro, ma diciamolo, senza sbagliare:

"El Nòster Sant Steven, el Nòst Castell

"Il Nostro Santo Stefano (4), ed il nostro Castello (5)

in del piccol, gh'hann, pur, el bell".

nel loro piccolo hanno, pure, qualcosa di bello".

 

 

Cesare Calvi

 

 

 

(1) La beffa di Buccarì di G. D'Annunzio

 

(2) Signor Paolo, nostro Dotto e Impagabile Accompagnatore

 

(3) La roggia che arriva a Rosate

 

(4) La Chiesa Parrocchiale di Rosate

 

(5) Citato nel romanzo "Marco Visconti" di Tommaso Grossi

 

 

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